.

Visualizzazione post con etichetta rosalba. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rosalba. Mostra tutti i post

domenica 25 settembre 2011

Odette

di Rosalba

Odette non conosceva l'amore e passeggiava sul naviglio mentre le voci chiassose dei canottieri ridevano forte e signorine eleganti sfilavano impertinenti dando sfoggio di se'. Lei odorava l'amore, lo percepiva, ma ne era ancora distante, pure il suo corpo di adolescente gridava messaggi disperati alla vista di quei maschi imbellettati e in cerca di preda.

domenica 3 luglio 2011

Il tepore della tenda


Abitava una vecchia casa con terrazze di cemento, disposte su più livelli che comunicavano tra loro a gradoni. Abitazioni d'altri tempi, dove i confini sembravano indefiniti. Io, invece, vivevo una vecchia soffitta mansardata a non più di sette metri e potevo vedere la terrazza dall'alto della palazzina che mi si offriva attraverso due porte finestre ampie e generose, stralci di vita e vissuto domestico del mio vicino. Lui, la mia ossessione, lui il mio chiodo fisso, lui che quando arrivò mi avvolse del suo fascino e del suo magnetismo non appena si presentò, mentre mi stringeva sorridente la mano. Gli occhi grigi e profondi mi spogliarono e subito mi sentii attratta.

domenica 3 aprile 2011

Non ti voltare


Ti aspetto come sempre e mentre mi delizio sotto la doccia immagino cosa avresti fatto di me ,del mio corpo ,tu che mi ami con una fantasia e una poliedricità rara,tu che fai della mia pelle un santuario del piacere.
Sono sotto il getto dell’acqua, mollemente rilassata,le mie mani accrezzano il collo e la schiuma mi cola sulle gambe dopo aver percorso tutto di me. Sono pronta,la mia voglia e’ sintonizzata al massimo,gia’ mentre ti penso
ho segni di eccitazione evidenti, e con le mani mi insapono tra le gambe con insistenza ,pensando a te…
quando ti avrei aperto la porta e avrei sentito l’impatto della tua persona del tuo corpo immenso.
I miei capelli sono lunghissimi ,tu li ami e li usi per stringermeli intorno al collo , per bendarmi gli occhi, ora sono umidi, arruffati ed io li appunto su ,esco dalla doccia, mi guardo allo specchio ,solo un telo bianco in vita drappeggiato come una matrona romana,sono una splendida Messalina! Mi metto di tre quarti e ammiro il mio lungo collo pronto all’attacco dei tuoi baci,,i miei seni turgidi e generosi che ti aspettano,che reclamano le carezze e i tuoi morsi,li afferro con le mie mani e mentre li stringo,il telo cade giu’ per terra ed io rimango nuda ,sprigionando il mio odore di profumo confermandomi la mia prorompente immagine di donna.
Il mio pelo e’ soffice e caldo ,la’ sotto io brucio, quando arrivi amore mio ?. Apro le gambe seduta su una sedia e la sensazione che avverto e’ di una sfrenata tenerezza , uno struggimento mi pervade,insieme ad una sensazione di fame d’aria...che voglia ho ora di te….Mentre ti invento e ti materializzo pregustandoti, ecco che il campanello mi annuncia che ci sei. Mi riavvolgo nel telo coprendomi solo dalla vita in giu’ e corro ad aprirti, eccomi amore sono qui.
Rimani un secondo davanti al’uscio a fissarmi, sorridi, poi chiudi con violenza la porta e mi prendi per mano, vuoi che mi sieda sulla sedia impagliata quella vecchia sedia nodosa,Io eseguo i tuoi ordini e ho un tremito dentro,quando mi parli con quel tono particolare.Mi fai sedere a gambe aperte,girata di schiena con le braccia attaccate alla spalliera
“ Lascia i capelli appuntati,voglio vedere il tuo collo” mi dici dal di dietro,e non ti voltare… I brividi mi percorrono tutta come scossa elettrica,quella sospensione,la curiosita’ mi fanno morire.Ora ti sento lentamente dietro di me. sento le tue mani che mi stringono il collo e lo piegano in basso,mentre il tuo respiro si fa forte,poi le mani percorrono la mia schiena disegnando la sagoma della mia persona dilatata sui fianchi per la posizione .,vorrei toccarti,ma tu dici che non vuoi,devo afferrare la spalliera e non voltarmi!Sto impazzendo,io ti voglio ma aspetto che tu ti decida,e mi fai aspettare morendo ogni secondo di quelle carezze .Stringo forte la sedia e inarco i miei fianchi invocandoti ,la tua mano, ora scende sotto dopo aver massacrato i miei glutei ,la sento scivolare e afferra con violenza la mia morbidezza bagnata,ho una smorfia di dolore,ma so che quando inizi ad essere duro ,sei al culmine del tuo desiderio e non mi fai attendere piu’
Sento che stai sedendoti dietro a me, ma prima arrivano le tue dita la’ dove la schiena cambia nome e mi regali una penetrazione dolce e delicata che mi fa allentare la tensione,io sono abbandonata alla spalliera della sedia e poi alla tua forza dietro di me che mi raggiunge piano piano come un ruscello che poi si ingrossa e diventa torrente impetuoso
Ora sono piena di te, e lo sono in una posizione di totale abbandono , sono inerme,passiva e sono tua…Stringo le mani,avverto ora un piacevole dolore,sei grande ora,immenso ed io ti ho dentro, mi stai entrando nelle viscere,.mi afferri il viso per guardare la mia espressione e per la prima volta ti vedo,mi mordi una guancia , poi il collo come un animale che possiede la femmina..Continui a invadermi di te e mi colpisci,mi colpisci io ho la sensazione di essere violentata ,perchè non ti vedo, non posso muovermi,solo sentirti e immaginare… La sedia scricchiola sotto la potenza del tuo corpo, io ora avverto calore e piacere misto a dolore,ma ti sento amore mio, come non ti ho mai sentito….,ora sei fermo ,respiri forte,allenti la presa,mi abbracci ,con dolcezza mi stringi i seni e anche adesso che abbiamo vissuto il piacere,tu mi sussurri nell'orecchio: "resta ancora così, non ti voltare."

Rosalba 3/4/2011

lunedì 28 marzo 2011

Guardami


Esiste una linea di confine tra la percezione dell’ istinto e la ragione, una linea sottile, netta, ben visibile a tutti. Talune persone, però, non riescono a vederla, così è per me che non so cosa sia il pudore, il ritegno. Non mi sono mai posta dei freni o creato paletti al di là dei quali non potessi andare mai. Ho sempre preso ciò che ho desiderato, mi sono sempre abbeverata, a piene mani, di tutto quel che la mia mente ha desiderato. Il mio istinto sessuale è disinibito e capriccioso, perché essendo di famiglia benestante, i miei due vecchi, non mi hanno mai fatto mancare nulla. Sono bella, come un raggio di sole sulla pelle, sensuale come una gazzella, sinuosa come una vipera. Ho bisogno di risvegliare l’istinto sessuale che c’è in me. La cosa che più mi eccita è provocare ed il mio godimento cresce a seconda della risposta diretta che ci sarà. Ed è per questo che mi sedetti di fianco ad uomo anziano, su quella panchina dei giardini pubblici. Mi guardava e mi spogliava con gli occhi, In me scattò la molla crudele del mio istinto, pari a quello di una donna di strada. Il mio narcisismo, il mio esibizionismo fecero il resto dato che non avevo fatto mai sesso con un vecchio. Era un mio desiderio represso e la cosa mi eccitava, quel gioco nuovo mi spingeva ad essere sguaiata, specialmente con lui. Avevo sempre sognato di avere tra le mani il sesso di un uomo anziano. Avrei speso soldi per vedere film dove gli attori erano uomini con i capelli bianchi e mi sarei masturbata fino a rimanerne sfinita, anche in un cinema a luci rosse. A venticinque anni ero attratta da uomini di sessantacinque! Si presentò educatamente e fu molto gentile nel rispondere ad ogni mia domanda. La sua era una bellezza spenta, appassita, gli occhi
trasparenti, un tempo azzurri, s’ illuminavano quando si soffermavano sulla mia bocca. In loro vedevo il lampo, il guizzo dei suoi pensieri che era secondario alla voglia che aveva di me. Io sono bella, me lo ripetevo tutte le volte che notavo reazioni di turbamento incontrollate e così
mi eccitavo e desideravo di offrire di più. Parlavo del più e del meno mentre il mio dito giocava con lo spacco dei miei seni, offrendogli, spudorata il mio inaspettato decolté. Lui cominciava a sudare e ad agitarsi. Io stavo lanciando messaggi eloquenti, mi accarezzavo il ventre e accavallavo le gambe, facendo salire con noncuranza il bordo della gonna. Lui trasaliva e la mia voracità e la sua paura di sbagliare, mi spingevano ad osare ancora di più! Lo invitai a casa col pretesto di offrirgli un the e mostrargli dei libri dato che era un uomo colto ed amante della letteratura. Schernendosi accettò. Appena giunti a casa, non ci furono libri, the o convenevoli. Sprofondò nel divano ed io gli spalancai il mio seno nudo, sotto il naso, togliendoli il respiro. Mi tenevo i seni tra le mani porgendoli come un dono e lui respirava forte e apriva la bocca come a volermi bere, ma non osava toccarmi., stringevo forte la mia carne con le mani e mugolavo come una gatta. Ero eccitata ed il suo immobilismo mi spingeva a osare di più. Gli misi, quasi, i capezzoli in bocca e lui, estasiato, cominciò a mordere, succhiare e leccare, facendo colare la saliva sul mio stomaco. Io sfrenata in preda ad un desiderio animalesco, alzai la gonna fino al mio pube e gli offrii la vista del mio sesso selvaggio, bagnato. Presi la sua mano e la portai ad accarezzare il mio pelo elettrizzato solo per un secondo poi mi ritrassi e lo osservai. Era affannato ammutolito e la sua mano cercava timidamente qualcosa tra i suoi pantaloni. Mi pregava di posargli il mio fiore biondo come spiga di grano, sulla sua bocca e la sua voce era un rantolo. Senza più freni, mi girai di schiena e mi piegai in avanti fino a stringermi con le mani le caviglie. Implorava ed io sconcia gli regalavo la vista del mio universo bollente. Avevo brividi dappertutto, la sua disperata richiesta mi eccitava da morire, così passai la mano sul mio fiore bagnato e gliela offrii, lui me la leccò con devozione, mista a passione. A quel punto mi alzai e gli dissi: ”Voglio vederti masturbare il tuo vecchio sesso. Lui, immobile, cominciò a masturbarsi con un sorriso di beatitudine che gli solcava il viso e che distendeva quasi tutte le sue rughe. Io, seduta a cavalcioni del bracciolo del divano, mi strofinavo e godevo solo a guardarlo.
Rosalba: 28/03/2011, h. 16.15

venerdì 11 marzo 2011

Io,nata per amare.


Era nata con un destino ben definito. La sua vita aveva preso un’unica direzione, perché era nata per amare, per gioire di tutto ciò che la natura ed il corpo offrivano al suo intimo piacere. Crescendo, aveva incarnato il ruolo di femmina, concentrando tutte le sue pulsioni e l’energie emozionali in unica direzione: la ricerca ossessiva e sfrenata del suo piacere. La scoperta del sesso,per lei,era iniziata molto presto,poi la sua innata predisposizione fece il resto. Nella mente esisteva soltanto la libidine, una libido che non era in grado di controllare. Il bisogno diun amore spirituale non l’aveva mai sfiorata, perché lei sublimava tutto con l’espressione del suo erotismo. Se un uomo la fissava per più di un momento, lei era già in tumulto e pronta a sprizzar sesso e lo comunicava modulando i suoi messaggi esaurienti ed espliciti. Sguardi, movenze e gestualità rispondevano al segnale e gli uomini la “sentivano” a distanza come gli animali avvertono l’odore della femmina in calore. Si prestava ed accettava qualunque situazione con spensieratezza ed incoscienza. Era affascinata dall’impatto con gli uomini sconosciuti ed usava soddisfare ogni suo desiderio, digerendo, tranquillamente, tutte le situazione erotiche. Affacciata ad un muro, mentre si inebriava di una vista panoramica, si lasciava toccare, con naturalezza, da due uomini che la carezzavano sotto il vestito, frugandola dappertutto in ogni suo anfratto aperto e pulsante. Impassibile li lasciava fare con lo sguardo fisso all’orizzonte e le braccia distese sul muro, come se raffigurasse una croce greca. Solo il suo bacino ondeggiava assecondando quelle dita mentre godeva impazzita di questi giochi che la potevano esporre al rischio ed al ludibrio della gente. Spesso queste situazioni nascevano casualmente, nel quotidiano, lei richiamava il maschio e spandeva i suoi ormoni come un’ape impazzita sparge il polline sui fiori. Adorava la carezza della lingua, amava essere baciata lì, tra le cosce e lo riteneva indispensabile come preludio dell’amplesso. Aveva soddisfatto la sua voglia, riuscendo a ricevere queste carezze vellutate, anche sott’ acqua mentre era immersa fino al collo con le braccia appese al bordo dell’affollata piscina comunale. Così come nella calca frenetica dei mezzi pubblici affollati, urtava i suoi fianchi ed i seni generosamente esposti con maestria fino a incontrarne i risultati nei membri eccitati, da tale “insulto”. Si strusciava come una serpe, addosso agli uomini, che in un primo momento interdetti, si stringavano premendo su quella carne invitante. Le mani, poi, cercavano, cercavano. Sudore,adrenalina ed eccitazione,riempivano l’ambiente. Nel pub, seduta ad un tavolino basso tra due uomini, con le cosce larghe, nascosta nell’ombra del locale, stringeva, con entrambe le mani, i membri turgidi e sfacciati e li masturbava, ricevendo le loro dita che si perdevano tra le le labbra carnose e rosee, avide e spalancate, poi, quando tutto di lei era pieno, aggiungeva al suo piacere le sue intrise di sperma, dopo aver loro “svuotato l’anima”. La notte, sul terrazzo di casa sua, amava star seduta con le cosce aperte, senza slip, appoggiate sul bordo della ringhiera, assorta e con gli occhi chiusi, assaporando la dolce sensazione del vento che la sfiorava. Evocava sguardi ipotetici ed occhi che potevano spiarla e continuava così ad intrecciare nella sua mente il desiderio e l’eccitazione, anche da sola, nella solitudine della notte. E mentre ammirava le stelle, sussurrava ridendo: “guardatemi anche voi,io,sono nata per amare”.
Rosalba: 11/03/2011, ore16.45

mercoledì 9 febbraio 2011

Susanna e i vecchioni

Dipinto erotico del 1561 di alessandro Allori
Susanna e i vecchioni (1569) di Alessandro Allori

Susanna e i vecchioni è il titolo di alcuni dipinti ispirati all'omonimo episodio biblico narrato nel Libro di Daniele, eseguiti da diversi artisti e attualmente esposti nei musei di varie città d’Europa. Il dipinto qui rappresentato, attualmente esposto a Digione, in Francia, è stato realizzato nel 1561 da Alessandro Allori.
Allori (Firenze, 1535 – Firenze 1607) è stato artista ufficiale del granduca Francesco I de’ Medici, soddisfacendone le raffinate esigenze e assumendo diverse incombenze tanto da essere nominato anche architetto dell’Opera del Duomo nel 1592.

lunedì 7 febbraio 2011

La carezza della mente



Lei si accarezzava la mente ogni sera e se la tristezza si impadroniva di lei o si insinuava sottilmente, ancor più forte era il bisogno di consolarsi. Era come se i dissapori, tutto ciò che veniva percepito come una sensazione negativa, avesse bisogno di un deterrente, di una medicina che lenisse subito il suo disagio... Non aveva la scorza della persona forte, equilibrata, non riusciva a metabolizzare il dolore. Lo affogava immediatamente e si anestetizzava. Si raccoglieva al buio della sua anima e della sua stanza e, dopo aver staccato la spina dal mondo che la circondava, affondava la sua mano sul suo pelo caldo e invitante. Quel contatto magicamente la rincuorava, era come se avesse accarezzato un peluche, qualcosa di tenero, infantile, delicato… Ne apprezzava la morbidezza e, via via, le sue dita incontravano il suo miele che fluiva dalle sue labbra turgide. Magica la sensazione, immediato il benessere, quando le dita, spingendosi dentro, incontravano il clitoride sfacciato che sbocciava prepotente e pulsante e a ogni movimento le regalava brividi di piacere che si susseguivano con ritmo crescente, continuo; ora galleggiava come nel mare, un mare che la cullava e la faceva sobbalzare mentre lo spasmo dei suoi muscoli contratti la proiettava in un vortice… La sua mano era l’archetto di un violino magico, uno Stradivari che emetteva note divine, melodiose, che solo lei aveva il privilegio di ascoltare… Ora, solo una cosa mancava, la sua bocca spalancata, scivolosa, in preda agli spasmi voleva riempirsi, quel cratere eruttava lapilli, lava, passione… e due dita finivano a riempire la sua voglia, muovendosi veloci ed energiche, non c’era spazio al pensiero, all’ideazione, alla fantasia, solo uno spasmo dal diaframma che emetteva un respiro forzato, trattenuto da un lungo, ritmato, selvaggio piacere; una sospensione mentale e fisica orchestrata dalla sua mano e dal suo vulcano.

sabato 5 febbraio 2011

Leda e il Cigno

La Leda e il cigno di Giovanni Rapiti

Leda era l'affascinante regina di Sparta, figlia di Testio. Era stata sposa di Tindaro re di Sparta. Zeus se ne innamorò e per poterla vedere scese dal cielo e raggiunse la vetta del monte Taigeto. Mentre Leda dormiva sulle sponde di un laghetto, fu svegliata dallo starnazzare delle ali di un candidissimo cigno; intorno c'era profumo d'ambrosia che la stordiva e il cigno col suo collo sinuoso amorosamente accarezzò il suo viso, i suoi capelli e le sue braccia. Era Zeus che per avvicinarla si tramutò in cigno e appena la giovane regina si svegliò, si fece riconoscere e le preannunciò che dal loro amore sarebbero nati due gemelli, i Diòscuri: Càstore, gran domatore di cavalli, e Pollùce, invincibile pugile. Tutti e due sarebbero stati a difesa del paese e guida dei marinai, che consideravano come segno della loro protezione il fuoco di Sant'Elmo.

venerdì 4 febbraio 2011

Passione


Scandisce il ritmo della passione
sincopato,ritmico, accattivante...
e' un moto che si rincorre e si ricongiunge,
e' un respiro che cresce,che implode e poi ..esplode!!

domenica 23 gennaio 2011

Un bagno caldo


Elena, diciotto anni, occhi verdi, un fisico maturo e provocante, una finta sicurezza disegnata sul viso e una fragilità infinita dentro. Cercava l’amore, ma aveva sempre incontrato una sguaiata esplicita richiesta di sesso da persone insensibili ed arroganti.
Conobbe Asia durante un concerto e divennero amiche. Asia era una forza della natura, difficile non rimanere catturati da lei, dalla sua forte personalità: pelle olivastra, capelli neri divisi nel mezzo e raccolti in una coda lunga e folta, il profilo tagliente su un collo lungo che sporgeva dai suoi enormi maglioni di lana.
Era protettiva, materna ma energica ed esprimeva rigore e dolcezza. Rimproverava Elena aspramente per non aver mai reagito, per aver a lungo subito e la incitava a una presa di coscienza a ribellarsi, e lei la ascoltava incantata e rapita.
Passavano molto tempo insieme e la casa di Asia. Era un rifugio, quella casa piena di profumi di incenso, di suppellettili e soprammobili che parlavano di viaggi lontani.
Lei sapeva entrare nel suo cuore, capire le sue ferite e regalarle autostima e sicurezza.
Quella sera Elena era distrutta, aveva avuto un’ennesima delusione nel rapporto con un ragazzo. Quel mondo era inaccessibile a lei o lei era inadeguata… non capiva più niente, tranne che aveva bisogno di Asia, lei si l’avrebbe capita, consolata!
Di Asia che la scosse,come una frusta verbalmente, e poi la consolò scuotendo la testa…
La invitò a farsi un bagno in vasca per rilassarsi, con spezie e erbe profumate.
Immergiti piccola mia, disse, io ti preparo una tisana.
Si sentiva come un cucciolo bastonato che il suo padrone coccola e rassicura, così si spogliò e si immerse nel’acqua fumante e profumata. Chiuse gli occhi e sprofondò in un benessere fisico che smorzò la sua tristezza, si sentiva leggera sospesa…
Asia arrivò con la tazza fumante di tisana, si fermò la guardo lungamente, poi poggiò la tazza in terra e si spogliò con velocita' e disinvoltura.
Era una gazzella asciutta, scattante. Sciolse la sua coda e una cascata di capelli le coprì le spalle spigolose. Elena era turbata, non l'aveva mai vista nuda, ma era naturale accettarla così.
Scavalcò la vasca sventolando il suo folto cespuglio nero tra due gambe che erano due colonne di eleganza, quelle gambe sempre nascoste sotto ampie gonne. I suoi seni appuntiti sembravano intagliati.
Ora Asia era seduta di fronte a lei e le sue gambe lunghe le avvolgevano i fianchi. Parlarono ancora e lei le apriva il suo cuore, quando a un tratto sentì la morsa delle sue gambe che la stringevano e l'avvicinavano a lei... istintivamente arretrò facendo emergere il suo seno meraviglioso fuori dall'acqua e fu lì che Asia vi pose
le sue mani sopra e cominciò delicatamente ad accarezzarlo! Elena sgranò gli occhi ed ebbe una vampata di calore alla testa, poi li richiuse immediatamente e si lasciò cullare da quel torpore: l’acqua calda, il clima protettivo, tutto era un invito a non opporre resistenza. Qualcosa in cuor suo le diceva che era giusto
così… Provò a dire qualcosa ma Asia col viso imperlato di sudore e con un sorriso agli angoli della bocca le disse di non parlare ma di ascoltare solo se stessa e il bene che stava ricevendo…
Adesso Asia le apriva lentamente le ginocchia serrate e con delicatezza e estrema le appoggiò il piede tra le cosce mentre lei non opponeva nessuna resistenza; la testa appoggiata al bordo della vasca e gli occhi chiusi… sentiva quel piede che la accarezzava tutta, le sue labbra si erano schiuse come un fiore, cominciò a godere mugolando e l’altra le teneva le mani stringendole forte.
Ora Asia l'avvolgeva tutta con le sue cosce e la tirava attaccata a se’, Elena poteva sentire la sua vulva calda e i suoi peli folti contro di lei. Erano eccitate entrambe, Asia svuotò la vasca. Mentre l'accqua andava via le lisciava i capelli bagnati, era lì tra le sue gambe come un cucciolo ed era piacevole sentire la pressione del suo bacino contro di lei!
Ora in ginocchio l’una di fronte all’altra si guardavano, Elena aprì gli occhi, lei le sorrideva e le baciava le palpebre, gli zigomi, le mordeva con dolcezza le labbra, poi la distese e con la lingua percorse il suo collo inarcato e si deliziò sui seni turgidi di desiderio. Mentre le succhiava i capezzoli, con le mani le accarezzava
le cosce all’inguine per poi afferrare i suoi glutei contratti.
Elena era stravolta, mai un uomo, mai, aveva avuto tanta delicatezza e dedizione, mai nessuno aveva giocato così con il suo corpo!
La bocca di Asia si attardava ora sul suo ventre infuocato, giocava sull’ombelico e finì in una corsa sul suo sesso spalancato, ora solo piacere estasi, solo labbra sfacciate e una lingua tagliente che si muoveva frenetica. Asia è buona, Asia è brava, Asia era anche questo…
Si lasciò travolgere da questo oceano di piacere. Niente pudore, niente remore solo acqua, acqua che usciva, piacere che inondava... Ora sentì il suo dito che cercava dentro di lei e dolcemente poi sempre più forte, di più, di più! Gridava, mentre un’onda di piacere arrivò e mentre gridava le strinse forte la testa le tirò i capelli glieli arruffò piena di gratitudine.
Asia la guardava in silenzio la ammirò compiaciuta e, baciandola sulla fronte, le disse: Tesoro ti volevo rendere felice, mi hai reso felice...

Copyright 2010 © by Rosalba

giovedì 20 gennaio 2011

Figlia della luna




Tutti la conoscevano in paese,gli uomini la desideravano, le donne la temevano e la studiavano con circostanza. Avrebbero dato qualsiasi cosa per sapere dove si recava alcune notti quando spariva da sola nella campagna.
Era una donna bellissima, una bellezza algida, una statua dal carnato bianco latte dove si perdevano due occhi neri, due fessure taglienti che schivavano sempre lo sguardo degli altri
I capelli castani le avvolgevano generosamente le spalle e quando camminava incedeva con grazia come se fosse sospesa da questa terra. Forse il cielo aveva voluto premiarla per farsi perdonare di quel grande difetto che la rendeva diversa…
Era muta,dalla nascita, chiusa nel suo mondo fatto di sguardi di gesti, di passi veloci e di movenze eleganti, misurate.
Infine la sua bocca ,rossa e carnosa, un autentico capolavoro,quasi non avendo la funzione del linguaggio,ancor più esprimeva sensualità, come se il suo essere muta avesse amplificato la sua espressione interiore.
La chiamavano figlia della luna, perchè era solita uscire misteriosamente per la campagna, non appena la falce o il disco della luna illuminava il cielo,molti l’avevano spiata e seguita con lo sguardo,ma si perdeva inesorabilmente ,ingoiata dalla notte e l’immaginario delle persone si sbizzarriva nel pensare al perche’ di quelle passeggiate notturne.
Molti pensavano che avesse incontri o frequentazioni con un amante ,altri pensavano fosse licantropa,qualcuno azzardo’ che fosse sonnambula,ma rimaneva per tutti un mistero che accendeva le ipotesi piu’ eccitanti.
Io decisi che volevo sapere, non mi davo pace, volevo capire l’essenza di quell’essere stupendo,inaccessibile a tutti e quella notte di luna piena la seguii.
Nel silenzio ascoltavo solo il mio cuore che batteva forte mentre da lontano seguivo la sua sagoma che camminava sula collina ,quasi volando tra l’erba,i suoi capelli lunghi ondeggiavano al vento insieme al suo scialle,nero come lei,ma la luce lunare la faceva ancora più bella, l'avvolgeva in un fascio protettivo e la esaltava. Dio come era bella!
Dove si dirigeva, chi, cosa l’aspettava? Chi avrebbe potuto godere di lei o solo intrattenersi con un angelo muto?
Ecco che ora si ferma cosi’ come il mio respiro, si accuccia amorevolmente, intravedo la forma a clessidra del suo bacino che si allarga, non riesco a vedere, ma po la luna si spalanca da una nuvola e mi regala una sorpresa inaspettata.
Li’ ai suoi piedi un cane, un dolcissimo cane nero, lei lo abbraccia e lui la lecca , e’ una scena di amore intenso.
tenera e commovente,quanta dolcezza e quante effusioni,mai l’avrei creduta capace di simili slanci, lei cosi’ glaciale e distaccata dalle emozioni e dal mondo!
Poi ad un tratto si sdraia,i capelli sparsi sull’erba ed il viso dritto al cielo. Il cane non si staccava da lei, la leccava con devozione ed insistenza e lei lo lasciava fare, dappertutto, ovunque.
Ora lei si offriva con languore e sensualità ,aprì le gambe e lascio’ che il cane la deliziasse della sua lingua potente e assetata, non credevo ai miei occhi, una scena inaspettata ed inquietante che fece schizzare la mia eccitazione alle stelle !
La vedevo inarcare il bacino ed il torace si dimenava ritmicamente fino a quando dalla sua bocca cucita usci’ un mugolio gutturale, lungo, affannato, era il suo piacere.
Anch’io ero arrivato poichè era impossibile non godere di ciò che vedevo, ero estasiato stupito e incredulo!
La figlia della luna cosi’ viveva ,aveva scelto un cane ,forse perche’ quegli umani avevano un linguaggio a lei incomprensibile e lei li temeva, non voleva rapportarsi a loro,preferiva quel cane che amava fino in fondo.
Fu bellissimo cio’ che vidi, il suo orgasmo nato al buio in silenzio, fu molto eccitante e quasi naturale vederla così.
Poi lei si ricompose, lo abbraccio’ con tenerezza e lui le si accucciò ai piedi, non si muoveva, cercava ancora il suo contatto!
Erano uguali, soli con bisogno di dare e prendere amore, due bestiole che come unico linguaggio si scambiavano effusioni.
Ero stravolto,ancora incredulo. La vidi che gli dava del cibo e dopo averlo baciato a lungo ,si rialzo’ scivolando nel buio e volando tra l’erba a passi veloci per tornare a casa.
Fu fantastico cio’ che vidi, ma dopo la forte sensazione di piacere, una gran pena si era insinuata in me,e ripensavo a lei
che solo ad un cane riusciva a donare il suo corpo e all’abisso profondo della sua contorta realtà.

Rosalba 20/1/2011 h 22

martedì 11 gennaio 2011

Un solo ed unico bacio



Lei lo amava con una tenerezza infinita,lo amava nonostante fosse l'uomo che non avrebbe mai voluto.Era il suo amante,lei la sua bambina,il suo scrigno,il suo gioello,il suo giocattolo prezioso.Lui la faceva sentire donna,e la faceva vibrare come un violino ogni volta che la toccava,lui sanguigno,impetuoso era un perdente nella vita ,ma vincente con lei che impazziva estasiata da quegli amplessi violenti e dalla sua irruenza Lei con lui respirava apieni polmoni un clima di piacevole sottomissione.,una femminilita’perversa.Lei che aveva sempre cercato dolcezza ,complicita',ora spronfondava in quella sabbia mobile e riscopriva un piacere intriso di masochismo ,di dipendenza,passione...Un giorno lui spari' senza dare spiegazioni,senza una parola all'improvviso,lasciandola nel dubbio e nello sgomento.Lei lo aspettava tutte le sere in quella piccola strada vicino al lampione dove consuetamente si davano appuntamento.Lo aspetto’ a lungo con la testa invasa dai dubbi dalla disperazione e si interrogava del perche della sua scomparsa. Una una sera accetto'le attenzioni di un amico, che col pretesto di consolarla le carpi' un bacio,li’ sotto quel lampione, un lungo bacio e lei si lascio’ andare ,col pianto che le serrava la gola,…pensava a lui che le mancava….Un solo lungo e disperato bacio! La sua mente e il suo corpo reclamavano lui,lui non baciava cosi’ ,lui la violentava tutte le volte ,le sue labbra erano una presentazione di voglia di voracita’…. Dopo una settimana lui torno' la cerco' nella strada dove lei.si recava tutte le sere,e quando vide la sua sagoma inconfondibile da lontano, lei esplose di gioia,era raggiante,felice gli corse incontro e spalanco' le sue braccia dischiuse le sua bocca,ma si arresto' ’immediatamente,perche' lui le afferro' la gola e la accosto' con le spalle al lampione,con gli occhi che schizzavano e le urlo' che aveva saputo……”.Un bacio, e’ stato solo un bacio e nulla piu,’disse lei supplicante! Lui non l'ascolto',era lui il suo padrone unico e indiscusso,glielo ricordo’torcendole un braccio dietro la schiena al di la' del palo del lampione,lui solo avrebbe fatto scempio del suo corpo.”.Tu sei solo mia,!.”Aveva la bocca contratta in una smorfia di odio ,di disprezzo,era pazzo.Ma non appena udi' quelle parole,lei senti’subito una morsa che le strinse lo stomaco,una sensazione di paura mista ad un piacere sottile..... mai ascoltato prima.! Tremava come una foglia,ma strinse le cosce istintivamente ,i suoi capezzoli si irrigidirono e la sua pelle si increspo’,ecco ora il suo cuore batteva veloce….Lui inveiva su di lei e le strappo’ la camicetta mordendole i seni con cattiveria e schiacciandola con la schiena al lampione le sollevo’ una gamba e la possedette,penetrandola con rabbia! Fu un rapporto bestiale violento di passione estrema,ma lei era li’ad occhi chiusi e subiva quela furia allagata di un piacere che era piu’ forte della paura e del dolore…E lo accolse con la sofferenza del braccio piegato dietro la schiena,dei suoi denti sulla pelle,del suo membro che era diventato una verga,una punizione,un’estrema struggente punizione! Ora due cuori battevano forte,dopo la furia ,le minacce,lo scontro ,l’incontro, l’appagamento totale smisurato di entrambi.. Lei si accascio’ seduta ai piedi del lampione ,il volto acceso,i capelli arruffati e le gambe bagnate dal suo seme ancora caldo,lui ansimava con la fronte appoggiata alla sua testa e una mano sulla sua nuca ostentando protezione e allo stesso tempo trattenendola . Rimase cosi' con il viso rigato di lacrime ,erano lacrime di gioia di un'emozione intensa,lui l'amava cosi' e lei era nata per questo.
Rosalba 19/1/2011 h18


--------------------------------------------------------------------------------

venerdì 24 dicembre 2010

Il treno


C'era un tepore inebriante in quello scompartimento del treno e i sedili trasudavano di odore umano. Il ritmo del convoglio ci cullava e cullava i nostri pensieri.Lei era seduta vicino al finestrino,con sguardo distratto,bella da far paura,silenziosa e discreta,pareva immersa in un mondo tutto suodiv>La mano sosteneva pigramente la testa un po' reclinata e fissava lo sguardo oltre i vetri.
Il collo lungo e slanciato offriva in basso uno scollo ammiccante dove si intuiva un seno ,vibrante ad ogni picccola scossa.
Composta ,ordinata,i capelli neri ondulati che incorniciavano il suo volto di sfinge.
Io seduto di fronte non potevo che soffermarmi su di lei senza posare a lungo e quasi sfacciatamente lo sguardo,cercando di ostentare indifferenza,ma nel mio intimo ero turbato,inquieto.In fondo,vicino alla porta scorrevole,un uomo anziano dormiva profondamente e rumorosamente russava.Finalmente si mosse e accavallo' velocemente le gambe ed io trasalii per un atiimo, intravedendo le sue cosce tornite,ma lo fece con rapida compostezza.
Il viaggio era lungo e la sera non tardo' ad arrivare.Nella penombra dello scompartimento con la luce smorzata ed il tepore dell'aria calda si addormento' ed io potevo scrutarla come volevo senza imbarazzo .Potevo spogliarla con gli occhi,ora potevo indugiare con lo sguardo sulle sue forme superbe ,sul suo corpo eccitante.
Ogni tanto mi pareva che sospirasse mentre fortunatamente il vecchio accanto a me continuava a dormire ignaro dei miei desideri e delle mie voglie.La desiderai da subito,non so forse in quella situazione avrei desiderato qualsiasi donna,anche tu che leggi.Le gambe ora erano rilassate e leggermente divaricate e mi balenava nella mente un folle desiderio ,come sarebbe stato bello intrufolare un piede tra le sue cosce calde,ero pazzo?
Lei sembrava invitare il mio alluce a penetrarla delicatamente.Pareva mi dicese :"Vieni dentro di me ,insinuati,io sto dormendo,ma tu entra tranquillamente in me!"
Ero in trance non capivo piu' nulla ,piu' ci pensavo e piu' le gambe si aprivano dolcemente. Lei era lascivia e abbandonata ,le labbra semiaperte e le mani abbandonate sul suo grembo sembravano che accarezzassero il suo pube.
Non poteva essere vero ma certo e' che tolsi la scarpa e carico di adrenalina osai e...incredibilmenten lei gradi' il mio dono perche' lascio'che il mio alluce da timido e titubante salisse a lei .Mi rese piu' facile il compito perche' allargo' generosamente le cosce mentre continuava a tenere gli occhi chiusi.Dormiva?Era bollente ,umida e piena di voglia.Il buio
era nostro complice,ora mugolava,stringeva spasmodicamente e allargava le cosce per assecondarmi.
La penetrai con l'alluce lentamente,dolcemente.Ora non era piu' immobile ,gli occhi erano chiusi,penso in un'estasi di piacere proibito,mugolava sommessa,sussultando! Ed il vecchio accanto a noi dormiva il sonno dei giusti,mentre noi scoppiavamo del nostro piacere e venimmo entrambi lei carezzata dal mio alluce,io dalla mano nascosta nel mo pantalone.Questo si che e' vero piacere !
Rosalba 12/12/10

sabato 18 dicembre 2010

Il cellulare



Ripenso spesso a quella sera scapigliata, e mi ritrovo a riderne e a gioirne. La rivivo spesso mentalmente e ancora mi stupisco di me stessa. E' incredibile come possiamo amplificare le nostre emozioni, galoppare i nostri desideri, emozionarci sull'onda delle nostre eccitazioni.
Era tardi di notte, e come tutte le notti avevo voglia di lui, una voglia profonda, insistente, che mi pervadeva tutta, ma non potevo permettermi di dar libero sfogo al mio impulso sessuale in quanto non ero sola in casa.
La relazione tra me e Stefano ci concedeva pochissimi attimi di contatto fisico e il desiderio di lui diventava un'ossessione... Ci desideravamo sfrenatamente, morbosamente. Quando corpo e mente reclamano parossisticamente il contatto, l'unione, ecco che il morso del desiderio ti attanaglia il baricentro e ti offusca la ragione.
Non potevamo vederci spesso, era un amore proibito e forse per questo ben più forte e sfrenato, cementato da un intenso erotismo che ci accomunava.
Eravamo come sempre lì inchiodati al computer e ci accarezzavamo con le parole, io cominciavo lentamente a galleggiare nella mia calda palude e lui mi raccontava la sua enorme eccitazione.
Ero ormai pronta a toccare il cielo con un dito, quando lui mi scrisse: " Sdraiati sul divano, metti la vibrazione al tuo cellulare, io ti chiamerò e lo farò suonare, tu non rispondere e mettitelo lì tra le cosce, voglio che tu vieni così. Solo quando verrai, apri il telefono e fammi sentire il tuo piacere!"
Rimasi stupita, interdetta, ma solo per poco, perchè iniziai rapidamente a eccitarmi della sua folle idea, non solo, ma la paura del ronzio che svegliasse chi era con me in casa, mi eccitava ancora di più...
Come un automa mi distesi sul divano, allargai mollemente le gambe e lo adagiai sul mio pube, piccolo e stretto, che già pulsava, iniziò subito a vibrare e io con lui, con insistenza, lunghissimo... quando la chiamata terminava subito ripartiva... ed era lui che vibrava su me, era lui, la sua volontà, la sua vibrazione, non era uno strumento!
Sudavo, ero bagnata, inclinavo sempre di più il telefono perche' sfiorasse dentro le mie labbra. Ero in estasi, in preda alla pazzia di un momento metafisico....
Stavo arrivando come un torrente in piena, ero al culmine e con voce soffocata, respirando a scatti, risposi al telefono per regalargli il mio orgasmo. Ansimavo e ridevo esplodendo in tutta la mia tensione...
Sentii la sua voce che diceva stupito, perchè ridi, amore mio?

giovedì 16 dicembre 2010

Quei meravigliosi anni 80


Ero a cavallo dei miei meravigliosi anni 80 ,un periodo idillico e stralunato della mia vita. La mia anima inquieta, in fermento, brulicante di crisi interiori e in ricerca di una mia identità.
Spaccata dal femminismo e dalla ricerca spasmodica di coltivare rapporti diversi, proiettati nell'abbattimento dei ruoli convenzionali. Ero una ribelle romantica.
C'era la voglia di allargare la mente a tutto cio' che era stato compresso da anni...
C'era Guccini, De andre', Pasolini, Apollinaire, c'erano amici sempre uniti da gli stessi obiettivi con l'intento di spogliarsi da una ipocrisia borghese.
Frequentavo un'abitazione di amici che era definita la Comune per il clima liberale che si respirava. Lì tutte le sere ci ritrovavamo attorno al camino acceso, c'era musica confronto, coppie in crisi che supportavano altre coppie. C'era la voglia di spogliarsi della falsità dimostrando crudemente a noi stessi come eravamo.
In realtà, era l'abitazione di Marco e Giulia una coppia fantastica con una prepotente personalità che si circondavano della compagnia di tanti amici dimostrando fascino e cordialità.
Marco era carismatico, un leader dolcissimo e autorevole. Scriveva da Dio e cantava suonando la chitarra con una voce fantastica. Era ironico, pungente e sarcastico.
Giulia era tosta, energica, impetuosa e aveva tonnellate di onestà e rigore da elargire, occhi neri di gazzella, neri i capelli, viso dolce ed espressivo, toni burberi all'occorrenza. Erano due personalità emergenti, si amavano ma si schiacciavano inconsapevolmente.
Ricordo di averli amati da subito e loro erano catturati da me perchè ero selvaggia, caustica e passionale.
Marco si sentiva attratto da me e velocemente lo fui anch'io, ci innamorammo e lui , con candore e allarmante sincerità, comunicò la situazione a Giulia e lei, in linea con gli schemi della cultura di allora, e con apparente maturità, accettò sportivamente.
Dimostrava di accettarmi tanto al punto che la sera quando andava a lavorare nel turno di notte mi faceva trovare la camicia appoggiata sul suo cuscino, sapendo che sarei rimasta a dormire con lui! Mi spiazzava questa apertura mentale, non riuscivo però a scrollarmi il disagio, lei era forte, ma soffriva. Io lo avvertivo.
Allora ci imponevamo di evitare sotterfugi, bugie compromessi, ma si arrivava anche al parossismo!
Passavano i giorni e io con loro, sospesa in questa situazione surreale.
Vivevo intensamente la mia storia felice di aver trovato ciò che avevo, il sesso con lui era esaltante e intenso, nottate sul pavimento sdraiati davanti al fuoco del camino, dopo una serata con gli amici che popolavano la casa, sempre in compagnia di una bottiglia di Stravecchio comprata con contribuzione popolare...
Giulia era meno presente, ma viveva lì e non lasciava mai trapelare l'amarezza anzi era solidale con me, non so quanto si sforzasse di farlo.
Un giorno, le mie sicurezze crollarono. Lui mi confessò candidamente di aver regalato un orgasmo a una delle amiche del gruppo, così come si regala un fiore. Io non ero pronta, io lo amavo. Accusai il colpo dimostrando falsamente comprensione per l'accaduto, ma ero affondata e quella sera bevvi tanto fino a ubriacarmi.
Mi rifugiai seminuda in camera da letto volevo spogliarmi, ma non ce la facevo, non volevo che mi vedessero, ero accecata dalla rabbia e dalla gelosia! Tutta quella libertà mi stava soffocando.
A un tratto si aprì lentamente la porta, era Giulia che aveva intuito il mio malessere. Le dissi piangendo tutto, ed ecco che scattò la molla incredibile della solidarietà femminile, della muta complicità.
Ora lei era vicino a me e mi accarezzava i capelli, mi abbracciava e io sentivo un gran calore dentro che mi turbava, ancora lei era la più forte, ancora lei riusciva a stupirmi.
Il mio trucco era colato sul viso e lei tentava di pulirmelo, mi dava calore la sua presenza, ero frastornata ma sollevata, poi si accucciò ai miei piedi come un cucciolo e mi abbracciò le gambe, io trasalii, smisi di respirare sentii le sue labbra che baciavano le mie cosce, delicatamente, timidamente, fino a che la sua bocca si fermò, sfacciatamente, sul mio pube. Io non la fermai, mi piaceva quell'intimità che nasceva dal profondo. Sì, mi piaceva, non provai imbarazzo, solo stupore e languore. Due donne ferite si avvicinavano nel modo più diretto, una simbiosi emotiva forte, molto forte. Ora sentivo la lingua che cercava di insinuarsi dentro, ero immobile e le mie gambe ora cedevano lentamente, ero arresa e inerme, quando si aprì la porta ed entrò silenziosamente Marco, che appena ci vide, rimase folgorato ed estasiato, ricordo che ci disse che eravamo bellissime e ci implorò di non fermarci...
Purtroppo, aveva spezzato la magia di un momento che non sarebbe capitato mai più. Ci svegliammo da quello stato di autoipnosi consapevoli che quegli attimi erano stati solo nostri.
Lui era fuori dalla scena, noi ci ricomponemmo e gli regalammo la nostra indifferenza.

© 2010 by Rosalba

martedì 14 dicembre 2010

Il bacio


Cos'è il bacio? Il bacio è l'overture, il preludio, la preparazione all'amplesso...
Il bacio è la richiesta, la presentazione del desiderio, l'epilogo!
Simula la penetrazione, facendola immaginare, desiderare, la lingua si insinua tra le labbra schiuse
che poi si spalancano con movimenti che raccontano, ora lenti, sinuosi, frenetici e l'altra lingua risponde al ritmo modulando messaggi...
E' il preliminare piu' esplicito, ma comunica immediatamente timidezza, incertezza poi impeto, frenesia, voracità.
I preliminari amorosi sono la poesia,il crescendo del desiderio... mente, occhi, tatto, odori, musica di sospiri e gemiti,sono note sul pentagramma di una sinfonia che inebrierà... ma il bacio il piu' apparentemente innocente e casto, resta senz'altro il protagonista indiscusso, un primo contatto umido e caldo,che scatena i sensi là dove c'è ancora tempo per arrivare...
Rosalba 14/12/10