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lunedì 28 aprile 2014

Muriel e Adrien. (I)

di Béatrice  Alaix

Il cielo di Parigi è spesso grigio, anche a primavera, ma  adoro i colori della mia città e sempre mi appare luminosa. Oggi guardando sopra i tetti la volta perlacea, ho immaginato che un angelo custode mi vedesse di lassù e ho pregato perché aiuti Charles. 
Mi chiamo Muriel e Charles, professore alla Sorbona, è mio marito. Lui si sta avvicinando ai sessantacinque e il suo cuore negli ultimi tempi gli ha creato dei problemi: entrato in ospedale la scorsa settimana, non so quando torni a casa. Io ho vent’anni in meno, ero una sua allieva: siamo sposati da tanto e non l’ho mai tradito, o quasi. Passionale come sono, se accadesse, avrei paura delle conseguenze. Guardo l’orologio impaziente, chiedendomi se lo studente che aspetto tarderà, visto che ho appuntamento con un’amica. Finalmente suonano. È Adrien, uno dei migliori allievi di Charles, venuto a consegnare una tesina che dovrò portare a mio marito. Non l’ho mai visto prima. Apro e rimango di stucco: longilineo e spettinato si regge il naso premendovi un fazzoletto sporco di sangue.
- Cosa è successo?
Lui entra.
- Mi scusi…   un’emorragia, all’improvviso.
Lo guido al bagno.
- Ti prendo del ghiaccio…
Torna in soggiorno e siede sul divano, la testa rovesciata all’indietro. Gli metto un cubetto sulla fronte, notando il guizzo d’una vena azzurra. Sono estatica di fronte alla sua pelle serica,  gli occhi e i capelli corvini, chiedendomi perché sia così diafano e magro.  Penso che Adrien sia bellissimo, un frutto proibito di  poco più di vent’anni. Incrociando il suo sguardo mi sento turbata e  mi do della scema.
- Perdi spesso sangue dal naso?
- Qualche volta.
- Ti sei fatto vedere da un medico?
- Non è niente – sorride mostrando la chiostra perfetta dei denti – suo marito quando esce dall’ospedale?
- Purtroppo non lo so.
- Mi spiace… - depone sul tavolo un manoscritto –  ecco, questo è il plico… ora vado.
Non so quale impulso mi scatti a trattenerlo, quasi senza accorgermene gli propongo:
- Aspetta di star meglio… vuoi della coca-cola?
- La coca cola non ferma il sangue dal naso… - ride impertinente, sento che mi osserva oltre i vestiti, abbasso lo sguardo. Ha un’aria complice, mentre accetta la mia offerta.
Averlo soccorso ha creato improvvisa intimità tra noi. Sono sconvolta perché provo tenerezza verso questo sconosciuto e, pur convinta che potrebbe essere mio figlio, l’ho pensato in orizzontale sopra di me. Non so più quando ho sentito un’attrazione fisica tanto tumultuosa, forse a sedici anni, in ogni caso pochissime volte. Non è successo nemmeno con Charles, che pure ho amato e amo: sapendolo in ospedale mi sono scoperta in colpa nel momento in cui ho accompagnato Adrien alla porta. Non c’era stato nulla tra noi, ma il divano sul quale siamo stati seduti a parlare per un’ora e mezza, mi è apparso inspiegabilmente identico a un letto sfatto. Mi sciacquo il viso, rassicurata dall’idea che non lo vedrò mai più.
Qualche giorno dopo, annusando nell’aria la primavera, vado a far spese in boulevard des Capucines, in un grande negozio di musica, una canzone mi riporta alla mente Adrien.  Non poterlo possedere di colpo ha il sapore di una perdita, con stupore mi chiedo perché e cosa, contro la mia volontà, stia accadendo. Sono vittima di ciò che chiamano colpo di fulmine e sono pazza: un invisibile proiettile emotivo mi ha trapassato il cuore, ha scompigliato gli ormoni. Adesso,  uno stand più in la del mio,  la nuca di un ragazzo che gli somiglia, mi fa balenare la visione di me stessa inginocchiata sul grembo di Adrien, il suo membro turgido fra le labbra. Nel medio evo sarei stata mandata al rogo, sorrido rigirando tra le mani un CD intitolato “The witch”. Eppure, con certezza, so che non è un desiderio carnale, é molto di più.  Mi intriga proprio perché é il migliore allievo di mio marito – ma al di là del triangolo perfetto, simbolicamente incestuoso, al di là dell’oltraggio  a un partner e ad una istituzione –  la nostra  conversazione su Rimbaud e  Verlaine era seduttiva: mi ha affascinato il suo modo di analizzare il rapporto erotico tra i due uomini, l’acume delle sue osservazioni. La sensualità nasce nel cervello e se viene dalla poesia è pericolosissima. Per fortuna un pensiero mi frena riportandomi con i piedi per terra:  non posso e non devo interessarmi a lui,  sono sposata ed è troppo giovane. Agli uomini accade, ad una donna no, ma è comprensibile, perché un maschio figlia sino a tarda età. Sono sicura che Adrien mi abbia dimenticata, alla sua età cupido mi lanciava frecce ventiquattro volte al giorno. La notte però mi sono masturbata immaginandolo sopra e dentro di me, il mio ventre piatto, la mia vulva nuda, perfettamente depilata, lo reclamavano visceralmente: ho massaggiato il clitoride finché il piacere è arrivato a ondate e, sognando, i miei singulti quasi si sono trasformati in pianto  (continua).




domenica 25 settembre 2011

Odette

di Rosalba

Odette non conosceva l'amore e passeggiava sul naviglio mentre le voci chiassose dei canottieri ridevano forte e signorine eleganti sfilavano impertinenti dando sfoggio di se'. Lei odorava l'amore, lo percepiva, ma ne era ancora distante, pure il suo corpo di adolescente gridava messaggi disperati alla vista di quei maschi imbellettati e in cerca di preda.

domenica 3 luglio 2011

Il tepore della tenda


Abitava una vecchia casa con terrazze di cemento, disposte su più livelli che comunicavano tra loro a gradoni. Abitazioni d'altri tempi, dove i confini sembravano indefiniti. Io, invece, vivevo una vecchia soffitta mansardata a non più di sette metri e potevo vedere la terrazza dall'alto della palazzina che mi si offriva attraverso due porte finestre ampie e generose, stralci di vita e vissuto domestico del mio vicino. Lui, la mia ossessione, lui il mio chiodo fisso, lui che quando arrivò mi avvolse del suo fascino e del suo magnetismo non appena si presentò, mentre mi stringeva sorridente la mano. Gli occhi grigi e profondi mi spogliarono e subito mi sentii attratta.

sabato 14 maggio 2011

Caffè corretto

di AnimaInfuocata

Erano settimane che ormai parlavamo in chat, mi hai chiesto il mio cellulare ed io insicura non sapevo se fidarmi o no ma alla fine te l’ho dato, mi hai chiamata con voce sensuale e dolce mi hai chiesto ci vediamo per un caffè? Ok, ci sto. Quando? Anche oggi.

martedì 3 maggio 2011

Incontro al parco




di AnimaInfuocata

Mi stuzzicavi, ridendo e scherzando, mi prendevi in giro dicendomi non hai il coraggio di incontrarmi. Invece un giorno ti ho preso alla sprovvista e ti ho detto oggi alle 16 in piazza.
Quando arrivo ti vedo. Sei come ti immaginavo, sguardo birichino, sorriso sornione, ci sediamo in una panchina e chiacchieriamo. Vedo il tuo sguardo farsi cupo, gli occhi brillare, ti chiedo che ti succede e tu timidamente mi dici che non immaginavi così il nostro incontro, non pensavi che io ti sarei piaciuta così tanto, che guardarmi le labbra e pensare di baciarle fosse un tutt’uno. 
Ti sorrido arrossendo. Anche io rispondo, ti avvicini baciandomi piano per poi farti più pressante e voglioso insinuando la tua lingua a stuzzicare la mia, le tue mani mi toccano, cerco di allontanarli ma… la voglia prende anche me. 
La mente non ragiona e non pensa al luogo dove siamo. Ha voglia di te, della tua bocca e delle tue mani, ti metti cavalcioni su di me come due innamorati, continui a baciarmi e toccarmi, non resisto ti tocco apro i la cerniera dei tuoi pantaloni, infilo la mano. Sento che sei già umido, il tuo pene è gonfio e duro. Lo prendo in bocca, succhiandolo avidamente. Sento che si indurisce. Mi allontani dicendomi no, voglio prima far godere te. Cambiamo posizione e mi ritrovo su di te (meno male ho la gonna larga) con la mano sposti le mutande toccandomi la figa che già sbrodola vogliosamente, stuzzichi il clitoride accarezzandolo infili le tue dita dentro facendoti spazio… mi sembra di impazzire godo, mi sento una troia al pensiero di essere in un giardino anche se ben nascosti, potrebbero vederci, ma non mi importa ho troppa voglia, con rapidi movimenti tiro fuori il tuo cazzo accarezzandolo e me lo infilo dentro… mmmm meraviglioso, mi sento “piena”. Dai colpi forti intanto che mi muovo sopra, siamo all’estremo, stiamo godendo, i nostri sensi sono impazziti, siamo al punto del non ritorno… urlo, godo e tu spingi più forte fino in fondo esplodendo dentro… incontro meraviglioso di persone vogliose che vogliono godere dei piaceri della vita.