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venerdì 4 marzo 2011

Balli lenti (scritto da Giber)

Tutta colpa di quel mio amico…amico in comune.. che ci ha presentati. Era una bella sera di fine estate..una bella discoteca all’aperto…buona musica e chiaccherare con te è davvero piacevole; mi piace come mi sorridi e adoro il tuo essere spiritosa…e piccante in certe risposte…seduta ..accavalli le tue gambe..nella lunga gonna di lino che ben si abbina a quella camicia che tieni maliziosamente sbottonata sul tuo seno decisamente florido....”dai andiamo a ballare un po’” e così mi prendi per mano e mi fai salire in pista…del buon vecchio sound 80…che ballo sempre con piacere…poi come un tempo…cominciano i lenti…wow..era una vita che nn li ballavo…tu senza indugio..ti stringi a me…sei piccolina…appoggi i tuoi capelli lisci sul mio petto…e sento il tuo seno premere contro di me…dall’alto…sbircio nel tuo decoltè…un magnifico seno stretto da un reggiseno nero….tu mi guardi e sorridi…hai capito dove stavo guardando …” è abbinato alla brasiliana…che indosso” mi dici maliziosamente. Troppo curioso…comincio a scendere con le mani…dalla schiena…sento l’allacciatura del reggiseno…sempre più giù..passo il bordo della gonna leggera…sento le morbide curve de tuo culetto…avvolte in quella brasiliana…che ora son curioso di scoprire…ti stò palpando spudoratamente e tu ti stringi sempre più a me…mi guardi…la tua bocca semi aperta..chiede solo di essere baciata…avvicino la mie labbra alle tue..calde umide..le lingue si cercano…un bacio davvero coinvolgente….mi eccita averti stretta a me….e tu lo senti..sfregando il tuo bacino..contro i miei jeans…senti quanto sono gonfi..e furbamente…fai scivolare una tua mano tra noi…e lo sfiori…come a tastarne la consistenza……”basta…vieni con me..” ti prendo per mano…e ti porto fuori dalla pista…passiamo in una zona buia dietro ad un muretto siamo soli…o almeno credo…ma nn importa…ti metto spalle al muro..e ti bacio labbra…bocca…lingua…scendo sul tuo collo…pelle calda…poi ancora giù nello scollo della tua camicia…che sbottono…sino a scoprire il reggiseno nero…una coppa piena..faccio uscire il tuo seno…un capezzolo già grosso sbuca…e finisce tra le mie labbra…che succhiandolo ti fà sospirare….mi abbasso…ti alzo la gonna e mi inginocchio tra le tue gambe…ho il triangolo di sottile stoffa nera davantia a me…passo le dita sull’elastico e lo srotolo giù….riccioli scuri..circondano due labbra rosse….alzi la gamba e faccio scivolare via la bella brasiliana….così facendo allarghi le gambe..e il tuo sesso si schiude…lasciandomi due labbra umide…che inizio a leccare…passo la mia lingua….dentro..come penetrandoti..poi prendo tra le labbra il tuo bottoncino duro..lo succhio…e ripasso con la mia lingua per gustare il sapore del tuo sesso…le mie mani prendo le tue chiappe….le stringo…e con le dita sfioro il tuo buchetto..tu sospiri sempre più mentre ti prendi le tette tra le mani..strizzando i tuoi capezzoli tra le dita…sempre di più sino ad avere un orgasmo…che mi bevo tra le tue gambe…tremanti……riprendi i tuoi slip..e li rimetti dento la borsetta….e via così..usciamo dal locale…..verso la mia macchina…..che bella serata….piccante

Giber

domenica 20 febbraio 2011

Letteratura erotica. Dal Kamasutra a Lolita

Già negli scritti antichi si possono rintracciare riferimenti più o meno espliciti alla sessualità e all'amore sensuale, grande parte ha avuto nella tradizione orientale, sia in testi di educazione sessuale come il Kama Sutra, che nelle raccolte di racconti come Le mille e una notte. L'erotismo è stato il perno attorno al quale hanno avuto formulazione numerosi miti greci, esponente di spicco della letteratura erotica greca è la poetessa Saffo.

Ancora riferimenti all'erotismo, legato al pathos e alla tragedia, si riscontrano in Euripide e Sofocle. Numerosi autori latini hanno composto scritti di carattere erotico e sensuale, principalmente il poeta Catullo considera la passione sensuale come valore fondamentale dell'uomo.
Ovidio celebra l'amore e la sensualità nella sua opera, soprattutto con l' Ars amatoria, considerato il "capolavoro della poesia erotica latina". Nell'ambito della letteratura cristiana, viene considerata poesia erotica il "Cantico dei Cantici" contenuto nella Bibbia.

Il desiderio, l'erotismo e l'amore sono al centro della poesia trobadorica europea e di numerose raccolte di novelle medievali, attraverso metafore più o meno esplicite.
Un posto rilevante ha Giovanni Boccaccio: Il valore artistico del Decamerone ha permesso la circolazione dell'opera anche in epoche in cui si avanzavano riserve critiche sul contenuto.
Tra gli autori rinascimentali più noti ci sono Pietro Aretino con i suoi Sonetti lussuriosi e dubbi amorosi, e Luigi Tansillo (Il vendemmiatore). Espliciti riferimenti sessuali possono trovarsi nella produzione teatrale di Angelo Beolco, detto Ruzzante.
Si ricorda poi la commedia di anonimo veneziano del XVI secolo La Venexiana, scritta in lingua veneta, la stessa lingua utilizzata nelle sue poesie erotiche da Giorgio Baffo.
Al genere erotico appartengono le memorie di Giacomo Casanova.

Esponente di spicco della letteratura erotica francese nel '700 è Donatien Alphonse François de Sade, Marchese de Sade, conosciuto anche come 'divin marchese', che mediante i suoi scritti dal carattere fortemente esplicito, ha veicolato un razionalismo radicale e nichilistica.
Insospettabili pensatori si dedicarono alla narrazione erotica, fra tutti basti citare Denis Diderot con il suo I gioielli indiscreti.

Tra Ottocento e Novecento la letteratura erotica e quella pornografica ebbero grande successo, mescolandosi alla nuova letteratura femminile. Autori e autrici di tutto il mondo dedicarono pagine e pagine alla descrizione del desiderio e degli amplessi: da Sidonie-Gabrielle Colette a David Herbert Lawrence, Henry Miller e Anais Nin soprattutto con Il delta di Venere. Il piacere fisico diviene una estetica nell'opera di Gabriele D'Annunzio.

Il maggiore esponente della letteratura erotica nipponica tra Ottocento e Novecento è Tanizaki Jun'ichirō, autore di grande prestigio e raffinatezza che ha posto al centro della sua produzione il feticismo dei piedi.

Vladimir Nabokov con il suo romanzo Lolita è considerato uno dei maggiori autori di letteratura erotica di tutti i tempi.

Dominique Aury con lo pseudonimo di Pauline Réage pubblica nel 1954 il romanzo Histoire d'O e qualche anno più tardi Emmanuelle Arsan pubblicherà il suo Emmanuelle, entrambi i libri porteranno la letteratura erotica definitivamente dall'essere genere di nicchia a genere popolare, grazie anche alle fortunate trasposizioni cinematografiche. Allo stesso modo Marguerite Duras con la trasposizione cinematografica del suo L'Amante, ha trovato nuova fama tra il pubblico più giovane.

In anni recenti grande successo ha avuto Almudena Grandes con il romanzo Le età di Lulù. Audaci e spesso crudi, nell'indagine del rapporto amoroso, sono gli scritti della poetessa Patrizia Valduga, mentre alternano lirismo a pornografia le lettere e le poesie della praghese Jana Černá.

mercoledì 9 febbraio 2011

Susanna e i vecchioni

Dipinto erotico del 1561 di alessandro Allori
Susanna e i vecchioni (1569) di Alessandro Allori

Susanna e i vecchioni è il titolo di alcuni dipinti ispirati all'omonimo episodio biblico narrato nel Libro di Daniele, eseguiti da diversi artisti e attualmente esposti nei musei di varie città d’Europa. Il dipinto qui rappresentato, attualmente esposto a Digione, in Francia, è stato realizzato nel 1561 da Alessandro Allori.
Allori (Firenze, 1535 – Firenze 1607) è stato artista ufficiale del granduca Francesco I de’ Medici, soddisfacendone le raffinate esigenze e assumendo diverse incombenze tanto da essere nominato anche architetto dell’Opera del Duomo nel 1592.

lunedì 7 febbraio 2011

La carezza della mente



Lei si accarezzava la mente ogni sera e se la tristezza si impadroniva di lei o si insinuava sottilmente, ancor più forte era il bisogno di consolarsi. Era come se i dissapori, tutto ciò che veniva percepito come una sensazione negativa, avesse bisogno di un deterrente, di una medicina che lenisse subito il suo disagio... Non aveva la scorza della persona forte, equilibrata, non riusciva a metabolizzare il dolore. Lo affogava immediatamente e si anestetizzava. Si raccoglieva al buio della sua anima e della sua stanza e, dopo aver staccato la spina dal mondo che la circondava, affondava la sua mano sul suo pelo caldo e invitante. Quel contatto magicamente la rincuorava, era come se avesse accarezzato un peluche, qualcosa di tenero, infantile, delicato… Ne apprezzava la morbidezza e, via via, le sue dita incontravano il suo miele che fluiva dalle sue labbra turgide. Magica la sensazione, immediato il benessere, quando le dita, spingendosi dentro, incontravano il clitoride sfacciato che sbocciava prepotente e pulsante e a ogni movimento le regalava brividi di piacere che si susseguivano con ritmo crescente, continuo; ora galleggiava come nel mare, un mare che la cullava e la faceva sobbalzare mentre lo spasmo dei suoi muscoli contratti la proiettava in un vortice… La sua mano era l’archetto di un violino magico, uno Stradivari che emetteva note divine, melodiose, che solo lei aveva il privilegio di ascoltare… Ora, solo una cosa mancava, la sua bocca spalancata, scivolosa, in preda agli spasmi voleva riempirsi, quel cratere eruttava lapilli, lava, passione… e due dita finivano a riempire la sua voglia, muovendosi veloci ed energiche, non c’era spazio al pensiero, all’ideazione, alla fantasia, solo uno spasmo dal diaframma che emetteva un respiro forzato, trattenuto da un lungo, ritmato, selvaggio piacere; una sospensione mentale e fisica orchestrata dalla sua mano e dal suo vulcano.

sabato 5 febbraio 2011

Leda e il Cigno

La Leda e il cigno di Giovanni Rapiti

Leda era l'affascinante regina di Sparta, figlia di Testio. Era stata sposa di Tindaro re di Sparta. Zeus se ne innamorò e per poterla vedere scese dal cielo e raggiunse la vetta del monte Taigeto. Mentre Leda dormiva sulle sponde di un laghetto, fu svegliata dallo starnazzare delle ali di un candidissimo cigno; intorno c'era profumo d'ambrosia che la stordiva e il cigno col suo collo sinuoso amorosamente accarezzò il suo viso, i suoi capelli e le sue braccia. Era Zeus che per avvicinarla si tramutò in cigno e appena la giovane regina si svegliò, si fece riconoscere e le preannunciò che dal loro amore sarebbero nati due gemelli, i Diòscuri: Càstore, gran domatore di cavalli, e Pollùce, invincibile pugile. Tutti e due sarebbero stati a difesa del paese e guida dei marinai, che consideravano come segno della loro protezione il fuoco di Sant'Elmo.