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lunedì 7 febbraio 2011

La carezza della mente



Lei si accarezzava la mente ogni sera e se la tristezza si impadroniva di lei o si insinuava sottilmente, ancor più forte era il bisogno di consolarsi. Era come se i dissapori, tutto ciò che veniva percepito come una sensazione negativa, avesse bisogno di un deterrente, di una medicina che lenisse subito il suo disagio... Non aveva la scorza della persona forte, equilibrata, non riusciva a metabolizzare il dolore. Lo affogava immediatamente e si anestetizzava. Si raccoglieva al buio della sua anima e della sua stanza e, dopo aver staccato la spina dal mondo che la circondava, affondava la sua mano sul suo pelo caldo e invitante. Quel contatto magicamente la rincuorava, era come se avesse accarezzato un peluche, qualcosa di tenero, infantile, delicato… Ne apprezzava la morbidezza e, via via, le sue dita incontravano il suo miele che fluiva dalle sue labbra turgide. Magica la sensazione, immediato il benessere, quando le dita, spingendosi dentro, incontravano il clitoride sfacciato che sbocciava prepotente e pulsante e a ogni movimento le regalava brividi di piacere che si susseguivano con ritmo crescente, continuo; ora galleggiava come nel mare, un mare che la cullava e la faceva sobbalzare mentre lo spasmo dei suoi muscoli contratti la proiettava in un vortice… La sua mano era l’archetto di un violino magico, uno Stradivari che emetteva note divine, melodiose, che solo lei aveva il privilegio di ascoltare… Ora, solo una cosa mancava, la sua bocca spalancata, scivolosa, in preda agli spasmi voleva riempirsi, quel cratere eruttava lapilli, lava, passione… e due dita finivano a riempire la sua voglia, muovendosi veloci ed energiche, non c’era spazio al pensiero, all’ideazione, alla fantasia, solo uno spasmo dal diaframma che emetteva un respiro forzato, trattenuto da un lungo, ritmato, selvaggio piacere; una sospensione mentale e fisica orchestrata dalla sua mano e dal suo vulcano.

lunedì 27 dicembre 2010

Lettura breve

Lei leggeva ma la sua mente era altrove, era là in fondo all'orizzonte, sognante tra il crepuscolo e un'amore perduto tanto tempo fa, ma do cui l'aura era ancora ben presente.
Quel ricordo, quando arrivava prepotente, la invadeva completamente e anche adesso, che era così assorta in un bel prato, appoggiata ad una vecchia quercia, completamente sola, nel tardo pomeriggio di un'estate, si lasciava travolgere, come accadeva altre volte.
Una leggera brezza le sfiorava la pelle insieme all'erba che la circondava alta con il suo fruscio ed i suoi pensieri iniziavano a vagare, a librarsi nel tempo e a quando lui la guardava intensamente negli occhi, in quei suoi occhioni ricolmi di stupore di tutto ciò che le faceva provare dentro, nella sua mente ma anche nel suo corpo, quel corpo che adesso, inconsciamente, stava iniziando ad avere sensazioni strane, sensazioni conosciute ma sempre nuove...
Lentamente, poggiava il suo libro sul suo ventre e si lasciava andare fantasticando fervidamente, mentre le sue gambe iniziavano a scostarsi l'una dall'altra percependo piacevolmente la sua leggerissima veste ampia scivolare sulla pelle delle gambe risalendo un po' e la sua mano adagiarsi là dove sorge il sole d'oriente.
Un fremito improvviso la percuoteva, la faceva osare di più e quella mano si faceva coraggiosa di insinuarsi tra le sue mutandine che scostava decisa, per ritrovarsi con le dita subito pregne del proprio nettare e questo la faceva sobbalzare, la faceva ansimare; poi, con un movimento repentino, accostava quelle stesse dita alla bocca per assaporare quel piacere crescente, quindi riportarle ancora nel suo sesso che, intanto, iniziava a pulsare insistentemente, come invitarla a continuare, ad aumentare il ritmo del movimento delle sue dita che, andando a muoversi come pistoni di un motore, producevano un rumore di sciacquettio, cosa che la eccitava maggiormente mentre il suo bottoncino si gonfiava sempre di più, sempre di più... sempre di più.
Adesso che percepiva il piacere nella maniera più immensa e intensa, allungava le gambe, le stringeva e, stirandosi con tutta la forza, si lasciava pervadere da quell'orgasmo da tempo trattenuto e lì, si assopì.


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Intimità segreta

Erano le tre del pomeriggio di una giornata afosa in piena estate quando decisi di fare una passeggiata per i campi in cerca di scacciare pensieri negativi dalla mia testa ed intrapresi un piccolo sentiero che si insinuava, poi, in una fitta boscaglia e, ignaro e forse anche disinteressato, mi ci incamminai sempre avvolto da tutto ciò che mi stava sconvolgendo in quel periodo.
Via via che gli alberi si stavano facendo sempre più numerosi e più fitti, iniziai a sentirmi salire la stanchezza nelle gambe e, trovato come appoggio un tronco robusto di un albero rigoglioso, mi ci appoggiai e mi appisolai.
Mi risvegliai di lì a poco con il rumore di un vento lieve ma che, muovendo le foglie tra i rami, fu sufficente per scuotermi di dosso il torpore, mi alzai e proseguii per quel sentieri che mi portò davanti ad un vecchissimo fienile in disuso chissà da quanto tempo ormai.
La curiosità fece sì che mi ci avvicinai e, scorgendo l'entrata aperta, mi avventurai nel suo inerno; c'era un silenzio spettrale, qualche vecchia fascina sparsa qua e là e un odore di fieno da riempire le mie narici.
Detti occhiate un po' dappertutto, ma non vidi né trovai niente di interessante quando, improvvisamente, un rumore di passi mi fecero impaurire tanto da nascondermi repentinamente dietro una cassa di legno posta in un angolo.

Iniziai a sbirciare ma ancora non notavo nessuno, poi, d'improvviso, notai una figura avanzare lentamente dalla mia sinistra, era una meravigliosa donna vestita un po' da contadinella, con lunghi e lisci capelli rossi e un viso che pareva una bambolina.
Ebbi il terrore che si potesse accorgere della mia presenza, ma così non fu... dopo qualche passaggio delle sue dita su alcune balle di fieno, si sedette a terra con aria spensierata e sognante... faceva veramente un gran caldo e iniziò a sbottonarsi la maglia leggera che indossava e notai un seno rigoglioso, bello, non grosso o volgare, ma ben contenuto e dolce alla vista.
Lei iniziò a sfiorarlo con le sue dita morbide e notavo crescere il suo piacere e non solo quello stava crescendo, in quell'istante!
Aveva una ambia gonna lunga che si tirò su fino a scoprirne tutte le sue bellissime gambe che aprì, anzi, spalancò davanti ai miei occhi increduli facendomi notare di non indossare biancheria intima.
Che delizia, che soavità tutto quel vedere di pelle biancastra e liscissima!
Sospirò per qualche minuto, prima di appoggiare una sua mano sopra al suo sesso e dopo qualche movimento, notai che il piacere le aveva già inondata e i suoi respiri si fecero sempre più affannosi.
Si mosse, si contorse mentre gli spasmi percorrevano su di lei, si sdraiò completamente con il busto schiacciato a terra e continuò, continuò ancora a muovere la sua mano e le sue dita nella sua intimità più segreta fino ad arrivare al piacere più totale, a quell'agonia bellissima che ti fa estasiare al massimo.
E se ne andò!
Chissà chi fosse, chissà se quel posto era il suo nascondiglio segreto per la sua passione segreta!
Sono certo, però, che quel vecchio fienile ormai in disuso da chissà quanto tempo, sarà la meta dei miei giorni


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paolopaol8

sabato 18 dicembre 2010

Il cellulare



Ripenso spesso a quella sera scapigliata, e mi ritrovo a riderne e a gioirne. La rivivo spesso mentalmente e ancora mi stupisco di me stessa. E' incredibile come possiamo amplificare le nostre emozioni, galoppare i nostri desideri, emozionarci sull'onda delle nostre eccitazioni.
Era tardi di notte, e come tutte le notti avevo voglia di lui, una voglia profonda, insistente, che mi pervadeva tutta, ma non potevo permettermi di dar libero sfogo al mio impulso sessuale in quanto non ero sola in casa.
La relazione tra me e Stefano ci concedeva pochissimi attimi di contatto fisico e il desiderio di lui diventava un'ossessione... Ci desideravamo sfrenatamente, morbosamente. Quando corpo e mente reclamano parossisticamente il contatto, l'unione, ecco che il morso del desiderio ti attanaglia il baricentro e ti offusca la ragione.
Non potevamo vederci spesso, era un amore proibito e forse per questo ben più forte e sfrenato, cementato da un intenso erotismo che ci accomunava.
Eravamo come sempre lì inchiodati al computer e ci accarezzavamo con le parole, io cominciavo lentamente a galleggiare nella mia calda palude e lui mi raccontava la sua enorme eccitazione.
Ero ormai pronta a toccare il cielo con un dito, quando lui mi scrisse: " Sdraiati sul divano, metti la vibrazione al tuo cellulare, io ti chiamerò e lo farò suonare, tu non rispondere e mettitelo lì tra le cosce, voglio che tu vieni così. Solo quando verrai, apri il telefono e fammi sentire il tuo piacere!"
Rimasi stupita, interdetta, ma solo per poco, perchè iniziai rapidamente a eccitarmi della sua folle idea, non solo, ma la paura del ronzio che svegliasse chi era con me in casa, mi eccitava ancora di più...
Come un automa mi distesi sul divano, allargai mollemente le gambe e lo adagiai sul mio pube, piccolo e stretto, che già pulsava, iniziò subito a vibrare e io con lui, con insistenza, lunghissimo... quando la chiamata terminava subito ripartiva... ed era lui che vibrava su me, era lui, la sua volontà, la sua vibrazione, non era uno strumento!
Sudavo, ero bagnata, inclinavo sempre di più il telefono perche' sfiorasse dentro le mie labbra. Ero in estasi, in preda alla pazzia di un momento metafisico....
Stavo arrivando come un torrente in piena, ero al culmine e con voce soffocata, respirando a scatti, risposi al telefono per regalargli il mio orgasmo. Ansimavo e ridevo esplodendo in tutta la mia tensione...
Sentii la sua voce che diceva stupito, perchè ridi, amore mio?