.

Visualizzazione post con etichetta Béatrice Alaix. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Béatrice Alaix. Mostra tutti i post

giovedì 2 aprile 2015

Muriel e Adrien. Parte terza



di Béatrice Alaix

Da quando Charles è a casa, sono più tranquilla. Lo scampato pericolo per il suo cuore mi ha ridato il valore della nostra vita: ho cercato di sbarrare il passo a quella parte di me che sogna l’amore trasgressivo. 

venerdì 16 maggio 2014

Muriel e Adrien - Parte seconda

Hogarth - La carriera del libertino - Il manicomio
di Bèatrice Alaix

Il fuoco che non è alimentato si spegne: di lì a qualche tempo il trasporto per Adrien é sbiadito, non solo non l’ho più visto, lo considero inarrivabile e le infatuazioni, in questo caso, hanno la consistenza di un miraggio. Mi sono scordata di lui nell’attimo in cui i medici mi hanno sottoposto la decisione di operare Charles alla valvola mitrale. Due sono le cose che ci sconvolgono di più: il sesso come scintilla di vita e il lutto come sua fine. Tra questa incudine e martello, si rischia il corto circuito, forse il trasporto per Adrien era nato proprio dal balenare del polo opposto: l’idea che un amore arrivasse al capolinea, attraverso la scoperta della vulnerabilità di Charles. Nel pomeriggio uscita di casa, percorro le viuzze affollate del Marais per raggiungere la metropolitana, ho le lacrime agli occhi, melanconia fisiologica che si affaccia nei momenti di transizione. Il cellulare, squillando, mi infastidisce:
- Pronto?
 L’interlocutore tituba per il tono seccato:
- Sono Adrien.
- Ho un tuffo al cuore e mi addolcisco:
- Ciao.
- Ho saputo del professore e vorrei andare a trovarlo in ospedale…
- Purtroppo mio marito non è in grado in questo momento, spero non ti suoni come un’offesa.
- Capisco.
- Dopo un attimo di esitazione:
- Alle cinque c’è la presentazione del saggio sui libertini… se tu vuoi …
Mi stupisco dell’invito: la storia e la filosofia sono le materie che Charles insegna, Adrien ha pubblicato una ricerca, ma può interessargli? Infatti, non mi risponde. Io scrivo di cultura su un settimanale femminile, non mi perdo un’anteprima cinematografica, un vernissage, un teatro, eppure l’impulso di coinvolgere questo ragazzino mi é uscito di bocca come un’interferenza in una trasmissione radio. Quando arrivo alla libreria, la conferenza é iniziata, tiro fuori taccuino e penna: mi affascina il diciottesimo secolo, sensuale, insanguinato e simile, malgrado tutto, al presente. Prendo appunti, quando una mano mi preme la spalla, voltandomi vedo, non senza sorpresa, il mio giovane “sangue dal naso” e gli sorrido. E’ come se l’aria intorno ora avesse una vibrazione diversa, seduto dietro, intuisco il suo respiro, il mio cuore batte, mi ronzano le orecchie, non riesco a porre alcuna domanda, io che sono abituata a farle. A un tratto Adrien chiede all’autore:
- E’ vero che madame du Deffand a settant’anni si è innamorata di un ragazzo di diciannove?
Curioso che fra le tante questioni sia proprio caduto su quella, mi suona stranamente impudica, quasi violi un’intimità nella quale, in fondo, non amo riconoscermi. Il saggista racconta della nobildonna e lui lo incalza, Adrien é sorprendentemente colto e intelligente per i suoi ventitré anni, età che ho saputo da Charles.
A presentazione finita usciamo, fuori piove e non abbiamo ombrello.
- Io prendo il metrò a Hotel de Ville, da che parte vai? - gli chiedo
- L’accompagno. Torna al giornale?
- Vado a casa. Ti offro un the, se vuoi.
In metropolitana sediamo uno di fronte all’altro. Guardo il suo ciuffo corvino, i lineamenti delicati, gli occhi grandi, il corpo dinoccolato: il classico maschio con il quale, se fossi sua coetanea, vorrei fare coppia. Da ragazzina adoravo rock star e attori con quel tipo di fisicità, anche mio marito é un uomo alto e longilineo. Adrien mi sembra bellissimo. Ma sarà vero o mi pare?

Aprendo la porta di casa rifletto su quanto è strano esserci ritrovati nel giro di quindici giorni. Corinne, la mia amica psicoanalista, direbbe che nulla succede per caso, che quando due persone si incrociano è perché si cercano, ma io non riesco a trovare spiegazione a questa amicizia nascente. Servo il the. Sediamo sul divano. Lo guardo e vorrei affondare la mia bocca nella sua, saltargli addosso. Invece dico semplicemente.
- Da che parte abiti?
- Vicino l’università.
- Con chi?
- Divido un appartamento con altri tre studenti.
- Imbarazzata oso:
- Hai una ragazza?
- Si.
Ci rimango male e mi do della cretina. Perché mai uno così giovane e carino dovrebbe essere solo?
- Sei innamorato della tua fidanzata?
- Si.
- Ci vai d’accordo?
- Si.
- M’innervosisco.
- Dici sempre si?
Adrien scoppia in una risata:
- E che devo dire?
Ha ragione, in preda all’emozione divento imbecille. Mi chiedo perché sia venuto alla presentazione del libro, sapendo bene che uno studente modello ama queste cose. Lui mi soppesa con lo sguardo e io arrossisco.

I più grandi seduttori del diciottesimo secolo vivevano soli – dice Adrien – capita anche oggi…
I libertini spesso facevano una brutta fine: Casanova è stato rinchiuso ai Piombi e anche il marchese de Sade è andato in galera per colpa di sua suocera che non lo sopportava…
- Questo conferma la scelta di non mettere su famiglia.
Mi scappa un sorriso che presto, al pensiero di mio marito, si spegne. Non oserò mettere le mani addosso ad un allievo di Charles, del resto non l’ho fatto con nessuno, sono una donna timida, ma, per fortuna, non ho avuto mai bisogno di prendere l’iniziativa. Non che io sia una bellezza, però qualcosa deve esserci in me che attira un uomo se, anche adesso che non sono più una ragazza, mi accorgo degli sguardi maschili persino quando vado al supermercato senza trucco. La conversazione è l’unica seduzione che io e Adrien ci permettiamo, indugiare nel raccontarci le peripezie erotiche della Parigi del secolo diciottesimo significa avere un inconscio bisogno di fondere i nostri corpi. Almeno io senz’altro, di Adrien non saprei dire. Certo portarsi a letto la moglie del professore che più lo ama credo sia un tabù anche per lui.

L’attrazione all’inizio è legata al caso, alla situazione del momento, può nascere o morire per un’inezia. Per quanto io lo desideri, se Adrien non farà il primo passo il mio amore resterà platonico: mi faccio dare ancora del lei, non mi permetto di abbattere alcuna distanza. Il fuoco del mio desiderio è soffocato dal mantello delle inibizioni, anche se guardando le sue labbra  non riesco più a seguirlo, perché non mi basta questa conversazione intellettuale, anelo al corpo, alla fusione totale. Vorrei essere folle come una grande libertina, nella Parigi dell’ancien regime, quando gli incesti tra padre e figlia erano all’ordine del giorno e i ministri del re andavano a letto con le sorelle, vorrei percorrere il suo orecchio e il collo con la mia lingua, aprirgli la camicia, slacciargli i jeans, farmi inchiodare a letto, perduta come Maddalena. (continua).

lunedì 28 aprile 2014

Muriel e Adrien. (I)

di Béatrice  Alaix

Il cielo di Parigi è spesso grigio, anche a primavera, ma  adoro i colori della mia città e sempre mi appare luminosa. Oggi guardando sopra i tetti la volta perlacea, ho immaginato che un angelo custode mi vedesse di lassù e ho pregato perché aiuti Charles. 
Mi chiamo Muriel e Charles, professore alla Sorbona, è mio marito. Lui si sta avvicinando ai sessantacinque e il suo cuore negli ultimi tempi gli ha creato dei problemi: entrato in ospedale la scorsa settimana, non so quando torni a casa. Io ho vent’anni in meno, ero una sua allieva: siamo sposati da tanto e non l’ho mai tradito, o quasi. Passionale come sono, se accadesse, avrei paura delle conseguenze. Guardo l’orologio impaziente, chiedendomi se lo studente che aspetto tarderà, visto che ho appuntamento con un’amica. Finalmente suonano. È Adrien, uno dei migliori allievi di Charles, venuto a consegnare una tesina che dovrò portare a mio marito. Non l’ho mai visto prima. Apro e rimango di stucco: longilineo e spettinato si regge il naso premendovi un fazzoletto sporco di sangue.
- Cosa è successo?
Lui entra.
- Mi scusi…   un’emorragia, all’improvviso.
Lo guido al bagno.
- Ti prendo del ghiaccio…
Torna in soggiorno e siede sul divano, la testa rovesciata all’indietro. Gli metto un cubetto sulla fronte, notando il guizzo d’una vena azzurra. Sono estatica di fronte alla sua pelle serica,  gli occhi e i capelli corvini, chiedendomi perché sia così diafano e magro.  Penso che Adrien sia bellissimo, un frutto proibito di  poco più di vent’anni. Incrociando il suo sguardo mi sento turbata e  mi do della scema.
- Perdi spesso sangue dal naso?
- Qualche volta.
- Ti sei fatto vedere da un medico?
- Non è niente – sorride mostrando la chiostra perfetta dei denti – suo marito quando esce dall’ospedale?
- Purtroppo non lo so.
- Mi spiace… - depone sul tavolo un manoscritto –  ecco, questo è il plico… ora vado.
Non so quale impulso mi scatti a trattenerlo, quasi senza accorgermene gli propongo:
- Aspetta di star meglio… vuoi della coca-cola?
- La coca cola non ferma il sangue dal naso… - ride impertinente, sento che mi osserva oltre i vestiti, abbasso lo sguardo. Ha un’aria complice, mentre accetta la mia offerta.
Averlo soccorso ha creato improvvisa intimità tra noi. Sono sconvolta perché provo tenerezza verso questo sconosciuto e, pur convinta che potrebbe essere mio figlio, l’ho pensato in orizzontale sopra di me. Non so più quando ho sentito un’attrazione fisica tanto tumultuosa, forse a sedici anni, in ogni caso pochissime volte. Non è successo nemmeno con Charles, che pure ho amato e amo: sapendolo in ospedale mi sono scoperta in colpa nel momento in cui ho accompagnato Adrien alla porta. Non c’era stato nulla tra noi, ma il divano sul quale siamo stati seduti a parlare per un’ora e mezza, mi è apparso inspiegabilmente identico a un letto sfatto. Mi sciacquo il viso, rassicurata dall’idea che non lo vedrò mai più.
Qualche giorno dopo, annusando nell’aria la primavera, vado a far spese in boulevard des Capucines, in un grande negozio di musica, una canzone mi riporta alla mente Adrien.  Non poterlo possedere di colpo ha il sapore di una perdita, con stupore mi chiedo perché e cosa, contro la mia volontà, stia accadendo. Sono vittima di ciò che chiamano colpo di fulmine e sono pazza: un invisibile proiettile emotivo mi ha trapassato il cuore, ha scompigliato gli ormoni. Adesso,  uno stand più in la del mio,  la nuca di un ragazzo che gli somiglia, mi fa balenare la visione di me stessa inginocchiata sul grembo di Adrien, il suo membro turgido fra le labbra. Nel medio evo sarei stata mandata al rogo, sorrido rigirando tra le mani un CD intitolato “The witch”. Eppure, con certezza, so che non è un desiderio carnale, é molto di più.  Mi intriga proprio perché é il migliore allievo di mio marito – ma al di là del triangolo perfetto, simbolicamente incestuoso, al di là dell’oltraggio  a un partner e ad una istituzione –  la nostra  conversazione su Rimbaud e  Verlaine era seduttiva: mi ha affascinato il suo modo di analizzare il rapporto erotico tra i due uomini, l’acume delle sue osservazioni. La sensualità nasce nel cervello e se viene dalla poesia è pericolosissima. Per fortuna un pensiero mi frena riportandomi con i piedi per terra:  non posso e non devo interessarmi a lui,  sono sposata ed è troppo giovane. Agli uomini accade, ad una donna no, ma è comprensibile, perché un maschio figlia sino a tarda età. Sono sicura che Adrien mi abbia dimenticata, alla sua età cupido mi lanciava frecce ventiquattro volte al giorno. La notte però mi sono masturbata immaginandolo sopra e dentro di me, il mio ventre piatto, la mia vulva nuda, perfettamente depilata, lo reclamavano visceralmente: ho massaggiato il clitoride finché il piacere è arrivato a ondate e, sognando, i miei singulti quasi si sono trasformati in pianto  (continua).